Quanto valgono 5 dollari

Questo venerdì mi hanno regalato 5 dollari.

Non so il perché ma quando li ho ricevuti ero al settimo cielo.

Cinque dollari valgono poco più di tre euro, ma per me, per un “malato” di America valgono milioni di emozioni.

Appena ho visto quella banconota, un pò rovinata ma comunque intatta, mi sono reso conto di quanto patriottismo vi sia anche nelle banconote Americane.

Lo so, l’America è la patria del patriottismo, quello vero che percepisci ogni qualvolta vedi una bandiera a stelle e strisce appesa ad un balcone o quando vedi la finale del Super Bowl.

Per esempio, sulla banconota da cinque dollari c’è Lincoln, su quella da un dollaro c’è Washington e via dicendo.

Provate ad immaginarvi i presidenti della repubblica Italiana stampati sugli euro, sarebbero al quanto ridicoli.

Ecco, io degli Americani invidio il patriottismo, il senso di onore, di patria e di unità che riescono ad avere in tutte le occasioni.

C’è qualcosa nella cultura Americana che mi calma, mi fa sperare in un futuro migliore, un futuro dove governa la democrazia e la meritocrazia.

Un futuro dove il tuo capo a meno anni di te, dove non importa se sei figlio di un’avvocato o di un notaio, dove se ti impegni puoi avere un buon lavoro e guadagnare più che bene.

Uno stato senza patriottismo è uno stato senza spina dorsale, uno stato flaccido e molliccio, pronto a cadere su se stesso in qualsiasi momento.

Quante volte ho visto i dollari in televisione, molto di più degli euro nella realtà.

Beati voi, Americani, che credere in qualcosa di concreto, di reale.

Un giorno spero di unirmi a voi, di fare parte di uno Stato reale, presente, governato da persone corrette e fiere di ricoprire ruoli importanti.

Un giorno spero di poter abbandonare questo paese.

Nel frattempo risparmio gli euro necessari per il volo.

Per ora sono a cinque dollari.

The winds that blow through the wide sky in these mounts, the winds that sweep from Canada to Mexico, from the Pacific to the Atlantic – have always blown on free men.  ~Franklin D. Roosevelt

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