Marco Dalprato on Awwwards

New York non è come dicono, è meglio.

Sono stato a New York dal 19 al 25 maggio 2014 ed è stato meglio di quanto potessi immaginare.

Qui racconto un po’ di quella che è stata la mia esperienza, le emozioni e le sensazioni che un ventitreenne “malato” d’America prova la prima volta che viene catapultato dentro una città di nove milioni di abitanti.

Primo giorno, 19 Maggio.

Sveglia che suona alle tre della mattina, colazione e partenza in direzione Aeroporto di Bologna (Volo Lufthansa BLQ-FRK LH291).

Arrivo in aeroporto alle 4,30 in abbondante anticipo (l’aereo parte alle 6.05) e sbrigo le questioni pre-partenza lasciando la valigia al check-in e iniziando a fantasticare con la mente su come sarà vivere per una settimana nella Big Apple.

Tempo di salire sull’aereo, trovare il posto e decollare che già è ora di scendere e prepararsi per lo scalo per prendere l’aereo che mi porterà a New York

Piccola nota : l’aeroporto di Francoforte è enorme ma è organizzato talmente bene che è praticamente impossibile perdersi e i cartelli che indicano i gate sono ovunque quindi se avete paura di perdervi state tranquilli che troverete senza problemi il gate giusto.

Arrivo a Francoforte alle 7,10 (la puntualità tedesca è impressionante) e riesco a sbrigare tutti i controlli doganali in pochissimo tempo (una ventina di minuti dopo ero già in giro a gironzolare nei vari duty free).

Ecco, piccola nota riguardo i duty free : se siete shopping-addicted come me evitateli come la peste perché vendono migliaia di cose assolutamente inutili a prezzi vantaggiosissimi  (gli unici negozi che meritano davvero sono quelli di orologi).

Dopo essermi passato il negozio dell’Omega, Vacheron Constantin, Patek Philippe e Rolex mi sono incamminato verso il gate di destinazione (non mi ricordo quale fosse) e ho aspettato la mia ora e mezza navigando un po’ sul web (nell’aeroporto di Francoforte c’è il WiFI gratuito).

Ora della partenza 10.35, quindi salgo sull’aereo sulle 10 della mattina e mi siedo nel mio posto (fila 60 posto C).

L’aereo è comodo e anche se sono otto ore di volo, il tempo passa molto in fretta grazie anche al fatto di aver conosciuto un architetto di Brooklyn (mio vicino di posto) che ovviamente ho tartassato di domante riguardanti  la vita a New York.

Piccola nota : non so voi, ma sapere che c’è gente che è nata e che vive a New York mi fa “strano”.

L’atterraggio è previsto per 13.00 ora locale e come sempre l’aereo è puntuale e alle 13.20 i miei piedi toccano suolo Americano.

Ovviamente l’emozione è paragonabile a quella di un bambino di 5 anni difronte ad un negozio di giochi il giorno di natale con la neve nelle strade.

Scendo dall’aereo, sgranchisco le gambe, osservo l’immenso JFK (è veramente enorme) e finalmente inizio la procedura per i “famigerati controlli doganali” che a discapito di tutte quelle persone che sostengono la lentezza con cui gli Americani li gestiscono, sono stati veloci, gentili e sopratutto cordiali.

Il controllo del passaporto è stato ancora più rapido: foto dell’iride, controllo delle impronte digitali e “Welcome in the United States” mi hanno fatto capire che ero finalmente in AMERICA.

L’ultima “fase” era il trasporto JFK- Taxi – Manhattan che fortunatamente sono riuscito a velocizzare perché l’architetto che avevo incontrato in aereo si era offerto di dividere il taxi (lui abitava a Brooklyn).

Facciamo la fila per il taxi (tutto organizzato benissimo) e saliamo sul nostro, un tipico New York cab giallo che parte in direzione di Brooklyn.

Ricordo benissimo ogni istante di quel viaggio, la skyline di Manhattan che lentamente prende forma, il traffico del lunedì pomeriggio e la gioia che iniziava a stamparsi sul mio volto, in pochi momenti si è davvero felici nella propria vita e quello era uno di quelli.

Arriviamo a Brooklyn e dopo aver contrattato con il tassista rimango da solo in direzione Public Library (li davanti c’è il mio albergo).

Lentamente il “casino” inizia ad aumentare e il traffico si fa sempre più impressionante, le case iniziano a mutare in grattacieli e la testa inizia letteralmente a girare (deve girare) e mi rendo conto di essere nel cuore della City.

Il taxi mi lascia a circa cento metri dall’albergo e mi ritrovo con la mia valigia in mano e lo zaino a tracolla (ho portato con me il mac) in direzione dell’albergo per fare una bella doccia e fare il primo vero “tuffo” nella città.

Il tempo di sbrigare le procedure di check-in e di fare la doccia che sono pronto per il mio primo giro a New York.

L’impatto è fantastico, qualcosa di indescrivibile.

Probabilmente sarà il jet lag o le otto ore di volo ma il mal di testa inizia lentamente a nascere ma non ci do importanza e inizio a orientarmi tra la Fifth avenue, la 46, Bryant Park e tutte le altre strade/incroci.

Sulle sette di sera decido che è ora di andare a mangiare e sia per evitare di dover pensare troppo sia per comodità decido di andare a godermi la mia “first supper in NYC” da Sbarro.

La pizza è, ovviamente, buonissima e inizio lentamente a realizzare che sono finalmente nella città più bella del mondo.

Sono nella città dove è ambientato Friends, How I met Your mother, Spiderman, The devil wears Prada e tutti i film e telefilm che in qualche modo mi hanno fatto sognare.

Tempo di finire la pizza e aggiornare il profilo su twitter che decido di finire il mio primo “giro” a NYC.

Come primo tour mi accontento di arrivare fino alla fine della Fifth avenue e di visitare il tanto sognato Apple Store.

I palazzi che incontro sono talmente alti che per guardarli devi alzare lo sguardo verso il cielo e la testa ricomincia a girare.

Le bandiere Americane sono un po’ ovunque e riesco finalmente a capire quel sentimento di patriottismo Americano che tanto viene decantato nei film e nei telefilm.

Decido che è ora di bere il tanto desiderato e sognato caffe da Starbucks (per loro è normale, per me è un sogno) e entro dentro al Trump Tower dove trovo il mio primo Starbucks della mia vita.

La Trump Tower è magnifica (credo sia il grattacielo che mi ha affascinato di più) ma soprattutto l’interno è magnificamente lussureggiante.

Prendo le scale mobili e al secondo piano trovo Starbucks; aspetto il mio turno e quando arriva pronuncio con soddisfazione “A venti Frappuccino”.

La barista mi guarda, sorride (credo abbia capito che fossi mezzo-addormentato-straniero) e inizia a prepararmi il mio Frappuccino.

Dopo qualche minuto esco dalla Tramp Tower felice come pochi e mi incammino verso Central Park.

New York non è come me la immaginavo: è molto meglio.

Tempo di intravedere Central Park che lentamente il cubo di vetro inizia a farsi largo davanti a me e mi stampo un sorriso da ebete sulla faccia che rimane sul mio volto per almeno una mezzora.

L’Apple Store, come prevedibile, è strapieno di persone che guardano, comprano, toccano, usano e navigano sul web (il Wifi è gratis e velocissimo).

Il tempo non è dei migliori e il cielo sembra pronto a voler far piovere da un momento all’altro ma è il mio ultimo pensiero : sono da solo a New York !

Sono con il mio Frappuccino seduto sulle scalinate davanti all’Apple Store e osservo la marea di persone che corrono, camminano e pensano: è uno spettacolo meraviglioso.

Piccola nozioni di sopravvivenza a New York: qui le persone non camminano alla velocità normale ma vanno più veloci, parlano più veloce e (secondo me) pensano più veloce.

Tutti hanno fretta e tutti devono andare da qualche parte SEMPRE e questa cosa è fantastica perché non c’è mai un secondo di “relax”.

Visito l’Apple Store e decido che è ora di ritornare in albergo per riposare e abituare il mio organismo al nuovo fuso orario.

Seconda doccia e poi a letto fino alla mattina successiva (ovviamente mi sono svegliato dieci volte convinto che fosse già mattina).

Secondo giorno, 20 Maggio.

Il tempo è clemente per questo secondo giorno nella City e il sole inizia a scaldare già nelle prime ore dalla mattinata.

Decido di andare a prendere un “Venti Caramel Macchiato” nello Starbucks vicino al mio albergo e mi incammino in direzione Gran Central Terminal (che ammetto essere stato il posto che più di tutti mi ha affascinato).

Il caffe ovviamente è un must (tutti, e dico tutti, bevono dai bicchieri di carta mentre si spostano da casa al lavoro) e quando arrivo al Grand Central Terminal mi ritrovo dentro al posto più bello che abbia mai visto.

Non tanto per il palazzo ma più che altro per il flusso costante di persone che continuamente e ad ogni ora si spostano per prendere o lasciare il loro treno e tu ti ritrovi li a guardare questo costante movimento di persone che in qualche modo ti affascina.

Dopo quasi mezz’ora passati dentro la stazione più famosa del mondo decido che è ora di uscire e di proseguire in direzione Empire State Building.

La fila per l’Empire è praticamente inesistente (ho avuto molta fortuna) e in meno di venti minuti mi ritrovo sull’ascensore che da li a breve mi porterà fino all’ottantaseiesimo piano (pagando un supplemento potete andare fino al centoduesimo)

Dall’Empire la vista è qualcosa di indescrivibile e l’insieme dei grattacieli, delle auto e delle persone che si muovono lungo le strade riesce a rendere perfettamente l’idea di cosa sia realmente New York.

Dopo quasi un’ora passata a gironzolare nel il deck dell’Empire decido che è ora di iniziare a programmare la prima giornata vera e propria nella CITY.

Il primo obbiettivo è quello di visitare l’incrocio più famoso del mondo : Times Square.

Mezz’ora di camminata a piedi e mi ritrovo circondato da cartelloni pubblicitari, luci, persone e un vero e proprio fiume di cose, persone e insegne che si riuniscono in poche centinaia di metri.

Times Square è forse la parte più “commerciale” di New York, probabilmente quella più finta e artificiosa ma comunque affascinate e particolarmente suggestiva

Dopo aver passato quasi due ore a girare per tutta Times Square decido che è ora di comprare la MetroCard e verificare se la famosa Subway Newyorkese è efficiente come dicono.

La Metrocard (io l’ho fatta settimanale, costa circa 30$ e potete girare quanto volete) è comodissima e facilissima da fare: basta andare in una qualsiasi stazione della subway e cercare una di quelle macchine automatiche.

Inserite la carta di credito (non ricordo se accettano anche i contati, ma usare contati negli States è abbastanza strano), scegliete il tipo di abbonamento (Unlimited) e la durata (Week, Month ecc..) e pagate.

Nota importante per chi vuole andare a New York : I New Yorkers fanno tutto più velocemente e prendere la metropolitana rientra in una di quelle attività “normali” per loro e che fanno rapidamente quindi quando dovete strisciare la metrocard tenete la barra magnetica verso di voi (non sono mai riuscito a farla andare dall’alto lato) e strisciate velocemente (altrimenti vi verrà fuori la scritta “too slow”). Se vi trovate in difficoltà fate come ho fatto io: vi mettete in un angolo e guardate come fanno gli altri, è sempre la soluzione migliore.

Dopo aver fatto la Metrocard decido di tornare a Times Square e tra un negozio e l’altro opto per fare un giro su uno dei tanti Hop on/Hop off bus (sono qui bus il cui “primo piano” è aperto).

La giornata è bella, poche nuvole e inizio il mio giro per tutto downtown comodamente seduto mentre mi gusto tutto quello che di meraviglioso ha da offrire New York.

Il giro dura circa un’ora e mezza (dipende ovviamente dal traffico) e mi ha permesso di vedere cose che altrimenti non sarei riuscito a vedere (in una settimana purtroppo vedi pochissimo) quindi lo consiglio a tutti quelli che vogliono “godersi” NY in un modo piacevole e divertente (il prezzo è di circa 35/38$ e ci sono due tipi di corse : downtown e uptown).

Finito il giro e quando la stanchezza inizia a farsi sentire ritorno in albergo per riposare in vista della prima vera notte in giro per New York.

Esco sulle nove di sera e mi incammino in direzione Times Square mentre centinaia di luci e persone iniziano a spostarsi sempre freneticamente da un posto all’altro.

Di notte New York è magica. Non fraintendetemi, lo è anche di giorno ma di notte è ancora meglio.

Sembra un set cinematografico a 360 gradi, dove le luci illuminano le strade, gli “yellow cabs” sfrecciano continuamente lungo le avenues e le sirene suonano ogni cinque minuti.

Di notte è tutto più bello e non c’è da avere paura a girare da soli: io l’ho fatto senza problemi (Ogni due blocks ci sono almeno tre poliziotti armati)

Times Square di notte è completamente diversa rispetto al giorno e sono quasi certo che le luci artificiali illuminino di più che la luce del sole durante il giorno.

Mi sono fatto trasportare un po’ dalla folla, finendo dentro ai vari negozio che rimangono aperti fino a notte fonda : Hard Rock Cafe, Apple Store (comprare le Beats Tour alle undici di sera è qualcosa di fantastico) e tanti altri negozi pronti a ridurre il fido della vostra carta di credito.

Per il mangiare ho optato per una pizza con formaggio, salsa barbecue, patatine e altra roba che non ricordo ma buonissima (pizza e pepsi a meno di 8$ … ed ero a Times Square).

Terzo giorno, 21 Maggio.

Eccomi arrivato al terzo giorno di questa mia full immersion a New York e in contemporanea arriva anche il brutto tempo.

Per fortuna sono solo nuvole e nebbia che fortunatamente non rovinano la mia vacanza nella City.

Decido che è ora di riempire questo viaggio con un po’ di cultura e quindi prendo la subway in direzione Central Park West per raggiungere l’American Museum of Natural History.

Scendo dalla subway e mi incammino verso il museo.

Altro piccolo consiglio : il museo praticamente infinito e se volete visitarlo tutto considerate almeno 4/5 ore oppure fate come me (ignorando alcune parti) e in meno di un’ora riuscite a vederlo tutto.

Il biglietto costa 22$ ma è ad offerta libera quindi alla biglietteria vi chiederanno quando volete pagare.

Essendo entrato dall’ingresso “posteriore” del museo mi sono imbattuto subito sulla sezione astrologia/stelle/rob-che-non-mi-interessa e quindi ho velocizzato la visita andando direttamente verso le sezioni mammiferi e dinosauri.

Troverete scheletri e scheletri di dinosauri e animali mai visti prima, ricostruzioni a dimensione reali dei mammiferi più famosi e degli animali che popolano gli oceani.

Di fila ne ho fatta veramente poca probabilmente perché era un mercoledì mattina e quindi sono riuscito a vedermi tutto quello che volevo senza dover “lottare” con le altre persone.

Terminata la visita al museo sono uscito dall’ingresso principale (quello più famoso) che si trova esattamente di fronte a Central Park.

Sempre li davanti ho mangiato un hamburger (buonissimo) in uno dei tanti chioschi che trovate lungo la strada.

Finito di godermi quel meraviglioso hamburger mi sono inoltrato dentro Central Park.

Ecco, Central Park sembra un’altro mondo, un pezzo di natura selvaggia dentro la City that never sleeps.

Sembra un assurdo che una città così caotica possa ospitare un ambiente tanto tranquillo e rilassante.

Troverete centinaia di persone che corrono, fanno jogging, camminano, portano il cane a passeggiare o semplicemente si rilassano stendendosi sull’erba.

New York è anche questo.

Finisco il mio giro dentro Central Park ed esco sulla quinta, riallacciandomi alla strada che mi porta dritto in albergo.

Quarto giorno, 22 Maggio.

Il quarto giorno l’ho dedicato al Greenwich Village e alla visita di un posto che in qualche modo dovevo assolutamente fare: la casa di Friends.

Dopo la casa di Friends decido che anche la casa di Carrie Bradshow (Sex and the City, mai visto) meritava una visita.

Se capitate in questa zona, godetevela con calma perché è veramente una piccola chicca: case bellissime, molto tranquilla e piena di negozi/bar/ristoranti molto interessanti.

Io ci ho fatto colazione e mi sono trovato benissimo quindi se vi capita fermatevi a “Le pain Quotidien(801 Broadway (at 11th St.), New York, NY 10003).

Finita la colazione mi sono incamminato verso l’Apple Store di Greenwich (dovevo ricaricare l’iPhone, unico mio mezzo di orientamento).

L’Apple Store del Greenwich è particolarmente interesante perché ha una sala conferenze “fissa” dove sono attive conferenze sui vari software Apple (e non solo) praticamente ad ogni ora (ho dato un’occhiata veloce al calendario) e sopratutto sono gratuite.

Inizio a vagabondare per le varie strade e decido di andare a mangiare un hamburger in un ristorante che avevo notato passandoci davanti.

Finisco la giornata nel negozio dell’Under Armour appena aperto comprando una maglia per correre e nel tanto ricercato store delle Beats dove ho comprato le Studio Wireless (Cuffie veramente fantastiche).

Quinto e Sesto giorno, 23 e 24 Maggio.

Il quinto giorno lo dedico allo shopping e a godermi con calma i monumenti più belli che la città ha da offrire.

Lego Store, Abercrombie, Hollister hanno in qualche modo attirato le mie carte di credito.

Ceno al McDonald vicino a Times Square e ritorno in albergo per prepararmi alla partenza.

Back to Italy

Questa parte mi sarebbe piaciuta non scriverla perché New York è la città in cui voglio vivere, lavorare e morire.

C’è tutto, ogni cosa, persona e attività che la vostra mente possa pensare.

Ai newyorkesi non interessa cosa fai: potresti girare nudo che non interesserebbe a nessuno (forse alla polizia) o puoi parlare e urlare al telefono senza dar fastidio a nessuno.

Sono tutti perennemente al cellulare (sempre !) e lo utilizzando per fare qualsiasi cosa (da Starbucks lo usano per pagare il caffe).

New York è unica e le idee le senti nascere nell’aria.

New York è la mia città (non adesso, ma prima o poi si).

Marco Dalprato is a blogger, developer and technology writer located in Italy that works in an international company. He began develop mobile applications two years ago thanks to his deep knowledge about Cocoa, C++ and the Xcode IDE. He also writes on his personal blog about technology, networking and Apple products (such as software or hardware). Marco is an expert of Apple Network settings and he has a deep knowledge in customer care and assistance. He is interested in every kind of new technology that can improve the life of every day such as cloud platforms and mobile apps. He also loves music, movies and tv series.

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